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Personalmente
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2007

Stare a casa ha sempre quel sapore buono della domenica mattina. I ritmi ridotti, i profumi del cibo, il rumore attutito di una città che non riesce a svegliarsi. Nonostante la routine e le stesse persone ridestarsi in casa propria è rassicurante. Un posto dove sei al sicuro, un luogo dove sai che le cose sono dentro determinati cassetti e, senza neanche rompere il vetro in caso di necessità, raggiungibili con pochi passi e un piccolo volo di pensiero.
E’ tutto semplice. E’ tutto lì.
C’è il passato, il presente. C’è il futuro, per certi versi. Preordinato, predestinato, pre. Guardando le pareti della tua stanza puoi immaginarti fra giorni, mesi, anni. E’ un piccolo mondo: il tuo mondo. Quello che la paura di rimettersi in gioco può portarti a trascinare fino a.
Fino a.
Si.
Poi, le finestre. Guardi fuori e ti rivedi bambino, a correre nel parco, ragazzo, ad amoreggiare su quella panchina. Forse c’è ancora intarsiato un “ti amo” mai detto una sera di maggio.
E fremi, di novità.
Poi guardi i muri, stabili, fermi, rassicuranti, uguali.
Poi guardi fuori, movimento, fragilità, qualcosa di diverso e spaventoso.
E torna l’adrenalina.
Allora prendi i tuoi pensieri, li metti dentro un fazzoletto e, come amante al mattino, esci, in punta di piedi, cercando di non far rumore.
E cammini, vai. Del resto ti definisci blogger itinerante mica solo per gioco.
Vai, fino a dove non ti conosce nessuno. Cerchi un prato, ti ci siedi e sleghi il nodo di quel lembo di tela rossa, mentre con lui ti si scioglie il cuore.

”Vado là, dove non mi conosce che il vento.
E mi porterà il tuo profumo, quando ne avrò bisogno.
Se avrai pazienza, mi troverai.
Nel tuo cuore o a due passi da qui”.

Grazie a tutti.


P.S.: Se vorrai la mia compagnia, sul treno, sul bus, in qualche anfratto sperduto dell’universo, potrai averla. Basta un click sulla stupenda immagine qui sotto.
I miei due romanzi, "Frammenti di una storia" e "Baciami" (che non saranno solo due, lo sapete) sono qui a sinistra.
Poi.



Qui c’è una raccolta ben scremata del meglio di tre anni di Ofyp. Completamente autoprodotto, senza fini di lucro (solo arrotondamenti), l’evoluzione di un blog e di un blogger.

Poi.
Ilnumero@hotmail.com, per tenermi sotto controllo (e sapere dove sono).

Poi.
Mi troverai, quando meno te lo aspetti.




permalink | inviato da ofyp il 7/9/2007 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (40) | Versione per la stampa
Sei tu.
post pubblicato in Diario, il 4 settembre 2007

Se c’è una cosa che mi piace, quella sei tu.
Accoccolarmi sul tuo ventre morbidoso, assaporare il profumo del tuo collo, perdermi nei meandri dei tuoi capelli, lasciarmi stregare dai tuoi occhi nocciola, assopirmi tra le tue braccia, pizzicarti il sedere mentre mi passi vicino, accarezzare la tua schiena nuda, guardare ogni tuo piccolo movimento, ascoltando i tuoi però e i tuoi ma, senza nessun se.
Aprire gli occhi, ogni mattina, e scorgere il tuo profilo, scaldandomi un po’. E non vivrei senza i tuoi piedi freddi, rassicurante costante di notti accanto.
Intrecciando corpo e pensieri, progetti e speranze, occhi e mani, lingue e sospiri.
Si.
Se c’è una cosa che mi piace, quella sei tu.
Oggi, come ieri.
Ancora.
Sempre.
Come diciotto anni fa.




permalink | inviato da ofyp il 4/9/2007 alle 10:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
School's day
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2007

Non sono mai sulla tua linea, o troppo avanti o troppo indietro. Quando camminano, da soli, li trovi due metri davanti a te: devono mangiarsi il mondo. Se li tieni per mano hanno sempre una spalla indietro, tirati controvoglia.
Il primo è così, trascinato, con un pupazzo logoro tenuto stretto al cuore, i capelli corti, lo sguardo perso nel vuoto fatto d’altri bimbi gioiosi e mamme preoccupate. Non ha voglia e si vede.
La seconda è già quasi dentro. I codini saltellanti sulla testa; come sorrisi su vecchie fotografie, sfuggono al controllo.
Le mamme li fermano, aggiustano grembiuli colorati, si leggano un dito e tolgono le ultime gocce di mattino dai loro occhi, poi li abbracciano, fermando il tempo e il cuore per un istante o poco più. Del resto, l’abbraccio, è bello proprio perché ferma: fissa un emozione portandola a se, a te.
Poi via, che si comincia, non c’è più tempo.




permalink | inviato da ofyp il 3/9/2007 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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