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Brizzolato (appena appena)
post pubblicato in Diario, il 30 dicembre 2010

L’anno vecchio è finito ormai. Il pelosone nazionale mi si è piantato in testa nonostante la prima canzone di stamattina sia stata Home Sweet Home dei Crue. Strano, di solito mi si incastra nelle pieghe del cervello e non va via fino al mattino dopo. Pazienza, ne prendo atto. Sarà la vecchiaia o la voglia che quest’anno fisica sul serio.
E presto.
Devo fare la lista dei buoni propositi e il bilancio dell’anno passato.
Non ne ho voglia. L’anno passato è stato un po’ come le montagne russe. Banale, a tratti soddisfacente o deludente. Esplosione lavorativa, tranquillità nel privato, tanta noia.
Per l’anno prossimo mi devo imporre di ascoltare più musica. Mi rendo conto che non riesco a vivere senza. Dai, non è difficile.
Una scossa, ho bisogno di una scossa. Arrivare a una certa età è strano, nulla ti attira più come una volta, gli stimoli è come se arrivassero da dentro un batuffolo di ovatta. Li senti, ma poco.
Ho bisogno di vibrare. E l’ovatta non vibra.
Devo riprendere, ma lo sto già facendo, a scrivere e a leggere qualcosa che non sia “tecnico”.
E voglio amare, amare più che posso. E, magari, ricevere qualche attenzione in più, che non fa mai male. Scrollarmi di dosso il senso di solitudine che, quando sei in mezzo alla folla, si sente di più e ti devasta come una bomba a mano Arges 84.
E smettere di fare buoni propositi. Che poi, alla fine dell’anno che verrà, mi sembrerà di essermi tradito da solo. E non è una cosa bella, no, anche perché da me non posso neanche separarmi. A volte non mi parlo per un po’, ma poi mi passa. Passa sempre.
Passa tutto.
E’ stato un anno in cui sono cresciuto e invecchiato tanto. I capelli bianchi fanno più che capolino: mi stanno invadendo, come i cinesi.
Sa, va… buon anno nuovo a me, che so già che sarà un anno particolare, diverso, fatto di cambiamenti ed evoluzioni.
E crescerò, cercando di non invecchiare.
Brizzolato fa figo, ma solo se sei Clooney.


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permalink | inviato da Ofyp il 30/12/2010 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il tempo vola
post pubblicato in Diario, il 29 dicembre 2010

Il freddo impera. C’è poco da fare quando stai sotto zero per tanto - troppo - tempo le ossa diventano fragili e i muscoli si indolenziscono a star tesi. Perché al freddo si sta duri, credo sia l’inizio del processo fisico del congelamento, anche se Wikipedia non credo sia d’accordo.
Pensavo, stamattina, mentre i Poisonblack riempivano l’abitacolo della mia auto. Sono tre anni che ho ripreso a viaggiare in auto per andare e tornare da lavoro. Non mi piace guidare in città, preferisco di gran lunga le autostrade. Mi mancano i mezzi con la loro umanità e le loro facce, anche il loro odore quando piove, ultimamente.
Pensavo. Pensavo a questi ultimi due o tre anni. Scomparso da qui e da tanti altri luoghi per mettere le basi di un futuro che odierò. Le premesse non sono ottime, ma questo è.
Ho lavorato. Tanto. Ho imparato, da persone esigenti, che è il meglio che si possa fare: solo chi pretende tanto insegna tanto.
Alla fine ho viaggiato. 21.000 chilometri in cinque settimane, sei città, due continenti, culture diverse e cucine inconsuete. Alberghi e solitudine. Quando viaggi per lavoro è così e ti innervosisci parecchio quando la gente ti dice “beato te”.  Giorni serrati, tutti in lingua inglese. Notti eremitiche, tutte col cuore stretto.
 Un giorno voglio annotare due parole sulle serate: passate sulle Ramblas, davanti a Notre-Dame, a innamorarmi delle ragazze di Soho, ai mercatini di Natale di Francoforte.
Due parole anche sull’odore di Nuova Delhi o sull’effetto che fa stare sulla spiaggia di Marina Beach, a Chennai, sapendo che quella distesa azzurra cinque anni prima ha ucciso un sacco di gente.
SI, ho imparato tanto.

E il tempo è volato, come me.
Chissà se vola in business o in economy.


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permalink | inviato da Ofyp il 29/12/2010 alle 9:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Evolution
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2010

Quella mattina lo strato bianco sul parabrezza non ne voleva sapere di andar via. La piccola utilitaria grigia sembrava una cometa senza coda: un palla di metalli, derivati del petrolio e ghiaccio. Venti anni prima sarebbero bastata la custodia di un’audiocassetta a tanta pazienza per creare un varco nella calotta glaciale. Nel duemiladieci se non sei munito di bomboletta deghiacciante ti ritrovi a raschiare via una patina imponente di ghiaccio con il bordo di un compact disk. L’evoluzione della specie che spende, siamo. Meno male che le riviste a basso costo regalano raschietti pubblicitari di ogni tipo.
Quella mattina, tra Natale e Capodanno, faceva freddo, si. Ogni tanto ti vien da chiederti dove sono tutte le persone che sputano sentenze sul pianeta e sul suo riscaldamento globale quando le temperature sono sotto la media. Le senti solo quando sono sopra, la media. Va da se che se il tuo valore di riferimento è una media sarai sempre o sopra o sotto. L’evoluzione della specie che parla, siamo. Ma ben venga.
Il sedile sembrava scolpito direttamente a Jukkasjärvi, il volante, sotto i guanti, gioiva nel sentire l’impugnatura calda delle mani.
Quella mattina l’automobile partì senza protestare, forse anche lei bisognosa di calore come il piccolo cuore del conducente. L’evoluzione della specie che pensa, siamo. Il cuore, ormai, non è altro che una vetusta pompa degnata d’attenzione solo da poeti e cardiologi.




permalink | inviato da Ofyp il 28/12/2010 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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