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Freno

Le gambe pulsano, i polpacci traboccano acido lattico e le cosce si lamentano ogni volta che premo su uno dei tre pedali di comando dell’auto.
Il freno è quello che piace meno. Pazienza, è un’azione necessaria. Vitale, direi.
Tornare a casa dopo un allenamento ha sempre il suo fascino. Il corpo che si lamenta e gode in un approccio sadomasochistico, la mente sgombra da problemi e pensieri, appagata da endorfine in circolo come elettroni.
Vagano, un po’ come gli sguardi che si posano qua e là.
La mia città, di notte, ha popolazione e scenari interessanti.
La strada che mi porta dal campo al meritato riposo è costellata di piccoli punti luce a pagamento. Ormai non c’è più la strada, la via, il corso, la zona. Ormai è la città, a testimonianza del fatto che, se l’offerta è aumentata tanto vuol dire che c’è una grande domanda. Non credo che tutte queste ragazze, seppur costrette, possano rimanere a lungo senza lavorare.
Sulla mia strada sono tutte sbarcate dall’est. Forse sono io che invado la loro strada, ma questo è quanto.
Verro mezzanotte sembra di stare in centro all’ora di punta. Loro, la gran parte di ottima presenza, vestite, o meglio, svestite di tutto punto, ammiccano annoiate a ogni passaggio. I clienti rischiano di compilare constatazioni amichevoli ogni dieci metri. Non si curano di nulla, occhio fisso verso il margine destro della carreggiata, inchiodano a ogni coscia, a ogni seno, a ogni chiappa mostrata ad arte.
Ogni tante c’è un nugolo di automezzi accodati malamente con la freccia che lampeggia, quasi a far temere il peggio, poi è solo la ragazza più piccante o, forse, quella più battuta.
Ce ne sono alcune che vedo tutte le volte, altre che riesco a incontrare forse una volta al mese. Le auto, invece, sono sempre diverse. O forse son le stesse, se non devo fare attenzione a non evitarle non me ne curo.
Innegabile che le ragazze siano almeno accattivanti. Ieri sera una quindicina di automezzi sembravano mosche in attesa, accodate a una ragazza in microgonna e top azzurro elettrico e stivali bianchi. Bella davvero, con i suoi capelli neri lucidi e lisci. Per me è sempre un attimo, ma la velocità me ne fa cogliere qualche dettaglio. Il bello è bello, qualsiasi sia la sua natura.
Ed anche la tristezza.
Tanta.

Come la pazienza della mia gamba destra affondata sul pedale del freno.

Pubblicato il 10/9/2010 alle 14.42 nella rubrica Diario.

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