Blog: http://ofyp.ilcannocchiale.it

Mi ha fregato la lancetta piccola.

La sveglia suona. E’ mattina, di nuovo. La mano fa fatica a trovare il maledetto apparecchio radio trasmittente e, ormai sempre meno, ricevente che si illumina come l’albero di natale in sala. Ho scelto una bella canzone, anche se ormai mi ricorda tempi in cui gioivo in uno stadio e, ahimè, mi ferisce un po’. Trovo l’aggeggio vibrante a occhi chiusi e pigio il pulsantone a memoria: silenzio.
Ogni cinque minuti riparte, ogni cinque minuti pigio.
Guardo l’ora attraverso una spessa coltre di sonno: ventuno. Decido di concedermi nove minuti. E che sarà mai.
Il telefono riparte, pigio ancora, dormendo, prima di rivolgere lo sguardo alla radio sveglia: trentuno. E’ ora.
Mi alzo, barcollo, faccio il giro del letto e accendo il cellulare, almeno non suona più.
Apro una breccia sul vetro appannato della doccia e guardo l’orologio: la lancetta dice quaranta.
Esco, mi asciugo, mi vesto. Niente colazione, oggi.
E quando sono in piedi davanti al tavolo, con in mano le solite cose da infilare metodicamente nelle tasche – perché ogni oggetto ha il suo posto sul mio corpo – riguardo l’ora: cinquantacinque.
Perfetto orario. Nove e cinquantacinque.
Nove.
Un’ora esatta di ritardo.
Chissà che abbia imparato a leggere l’ora guardando tutte e due le lancette?
Non si smette mai d’imparare.

Pubblicato il 5/1/2011 alle 15.49 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web